"Non basta definirsi Team, bisogna esserlo."
 
Il nostro è un Team fatto di allenatori e maestri qualificati con brevetti italiani,  l’elevata tecnica si fonde con la pluriennale esperienza nella gestione dei bambini dai 3 anni in su fino agli adolescenti e con la costante evoluzione della metodica applicata.
 
Ogni età e ogni carattere hanno necessità differenti, noi siamo in grado di far fronte con professionalità a tutte le esigenze.
Il nostro Team è fatto di persone che lavorano con passione ed entusiasmo per il benessere comune e per il raggiungimento degli obiettivi.
 
Persone il cui singolo valore viene riconosciuto e condiviso per divenire il valore aggiunto della squadra.
Il nostro Team è fatto di persone che lavorano con passione ed entusiasmo per il benessere comune e per il raggiungimento degli obiettivi.
 
L’iscrizione allo sci club, un piccolo aiuto alla crescita dei nostri ragazzi.
 
Guardare ai giovani con uno spirito positivo, 
capace di entrare in relazione con loro e di aiutarli nella crescita attraverso modelli autorevoli, è una delle poche ricette che può ottenere risultati sul fronte della lotta ai danni che droghe, alcol, e farmaci causano nei giovani, una piaga spesso dimenticata ma che fa registrare numeri sempre maggiori, senza che la società, pare,  sembri prendere sul serio la necessità di invertire la rotta. Bisogna sostenere i giovani in modo positivo, nel percorso verso la loro autonomia. Rispetto al consumo della droga nei giovani, la società adulta è poco attenta. I ragazzi bevono alcol e consumano cannabis e altro, ma per parlare con loro occorre usare un linguaggio adeguato, capace di entrare in relazione con loro. Solo se si è capaci dare valore alla persona che si ha davanti, che viene accettato per quello che è, allora il giovane si apre. E gli adulti possono allora scoprire che i giovani, che sono molto meglio di come spesso li si dipinge, sono confusi, orfani di figure di riferimento come padri e madri. E chi si droga, spesso, più che mancanza di valori ha una mancanza affettiva. E i giovani, anche se non lo ammettono, hanno bisogno di padri che diano punti di riferimento per offrire una direzione per la vita. Un luogo di educazione ai valori è la scuola, che però è specchio di una società, che ha smarrito il senso di ciò che è giusto e il senso del merito e fa diventare tutto relativo,. Ci vuole un patto di corresponsabilità tra scuola, genitori e studenti.  La tendenza alla dipendenza può essere indotta sfruttando la nostra naturale propensione a dipendere da qualcosa o da qualcuno. Funzionale a questo meccanismo è “l’utilizzo dei bambini come generatori di bisogni per gli adulti” inducendo uno stile di vita che rappresenta una sorta di “patrimonio genetico acquisito”. Il rischio attuale è che non si voglia trovare soluzioni alla dipendenze, generandone di nuove quando le precedenti hanno creato allarme. 
C’è la necessità di affrontare la complessità, della realtà, dato fastidioso che si tende a ridurre, ma il medico ha le possibilità di evitare il rischio riduzionistico puntando sul rapporto diretto con il paziente. 
 
Carta dei diritti dei ragazzi allo sport
1992 Commissione Tempo Libero dell'O.N.U
 
1 Diritto di praticare attività motoria. I genitori devono avviare il bambino all'attività motoria per i ben noti vantaggi psicofisici, che non sono più recuperabili se si inizia tardivamente; il bambino può scegliere, sperimentare, cambiare gli sport che desidera. L'U.N.E.S.C.O. raccomanda che almeno un sesto dell'orario scolastico settimanale sia dedicato all'attività motoria, cioè sei ore alla settimana.
 
2 Diritto di giocare e divertirsi. L'allenatore deve proporre il divertimento, il miglioramento psicofisico e l'educazione come obiettivo finale e non la vittoria, che crea tensione.
 
3 Diritto di praticare sport in un ambiente sicuro e sano. Cioè igienicamente a norma, con assistenza vicina in caso di infortunio, con a disposizione un telefono in caso di urgenza, senza pressioni agonistiche esagerate o selettive, senza pressioni farmacologiche.
 
4 Diritto di essere allenato da personale adatto a quella fascia di età e qualificato. Per evitare il rischio di esercizi sbagliati o che arrecano sovraccaricodelle strutture in crescita o creano problemi psicologici.
 
5 Diritto di essere trattato con rispetto. Non è raro sentire l'allenatore che urla o ordina degli esercizi pesanti per punizione od osservare un genitore che sgrida il bambino, invece di incoraggiare e fornire il suggerimento tecnico giusto per migliorare e sdrammatizzare l'eventuale errore con una carezza o altro.
 
6 Diritto del giusto riposo. Lo studio, la malattia, la crescita richiedono dei carichi di attività motoria diversi a seconda dei periodi e le pause giuste, gli allenamenti troppo frequenti vanno ridotti e i riposi non devono essere ripresi come una colpa.
 
7 Diritto del controllo della salute. La competizione va riservata ai bambini in perfette condizioni psicofisiche e che lo desiderino, senza pressioni esterne con il rispetto del trattamento adeguato e il tempo giusto di guarigione e riabilitazione dai traumi, della gradualità della qualità e della quantità del carico di lavoro. Obbligatorio il certificato di stato di buona salute fisica per le attività non agonistiche che lo richiedano ed il certificato di idoneità agonistica per gli sport agonistici dietro indicazione delle rispettive Federazioni sportive per quanto riguarda l'età di inizio.
 
8 Diritto di competere con giovani di pari capacità. Bisogna sforzarsi di praticare sportiva fra gruppi non solo omogenei per età cronologica ma anche per età ossea o maturità puberale, per avere le stesse probabilità di divertimento e di successo. Per gli sport di contatto l'attività deve essere anche in considerazione del peso.
 
9 Diritto di pari opportunità. Tutti i bambini devono poter giocare, senza far panchina, senza tenere conto del risultato agonistico, che sarà ricercato più avanti nel tempo.
 
10 Diritto di non essere sempre un campione. Non sempre il bambino può essere un campione o continuare ad esserlo, chi lo è, può esserlo anche solo per un periodo, e deve sapere che pratica sport per i vantaggi che arreca e per divertirsi, perché solo uno su quarantamila sarà un campione anche nella vita futura come professionista.
 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Contatti

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